Yovo per un mese: CAPITOLO 11

Il sentiero dello schiavo

    Hévié, 17 Luglio 2013

    <Sono ancora sano e salvo, anche se parecchio malconcio. Qui l’acqua è davvero letale! È bastato davvero un misero bicchiere per stendermi, altro che la ‘diarrea del viaggiatore’, qui ho rischiato la pelle! Vi lascio immaginare lo scempio, un vero e proprio patimento, avanti e indietro dal bagno. La perpetua mi recapitava in camera un beverone disgustoso: una bottiglia d’acqua con sale e limone; appena la bevevo vomitavo come un idrante. Di sicuro l’acqua salata non è gustosa ma, ormai disperato, mi appigliavo a ogni speranza credendo fosse una reazione positiva che purificasse il corpo. In realtà mi disidratai presto e di mangiare non se ne parlava. Il terzo giorno di tormento sono come entrato in uno stato di trance, la vista era offuscata, l’udito attutito e i pensieri confusi. La mente era focalizzata esclusivamente sullo stato di agonia che stava affliggendo il corpo. Il quinto giorno l’intero villaggio era allarmato, Yovo stava male. Mi sono svegliato tutto sudato e al mio capezzale c’erano cinque signore che in coro recitavano delle preghiere. La situazione iniziava ad angosciarmi e, inoltre, avrei già dovuto iniziare a star bene. Dopo 5 lunghissimi giorni di calvario, si accorsero che la perpetua che preparava la pozione magica prendeva l’acqua dal pozzo, continuando inconsapevolmente ad avvelenarmi. Provava a curarmi con ciò che mi aveva fatto stare male. Ci sono voluti altri due giorni per rimettermi in forze.>

    Ouidah, 23 Luglio 2013

    <Giornata indimenticabile. Un sole splendente ci ha accompagnati nel visitare Ouidah. Qui, il toccante “Sentiero dello Schiavo”, porta dritto all’oceano dove venivano imbarcati i poveri disgraziati che avrebbero lavorato nei campi di cotone del nuovo mondo. Questo percorso di 5 tappe, molto commovente, fa emergere tutta la tragedia di quel passato. Gli schiavi venivano radunati a Place Chacha e gli europei facevano l’asta per accaparrarsi gli esemplari più prestanti. Sembra che circa il 20% di tutti gli schiavi portati in America partissero dal Regno di Dahomey (ex Benin). Venivano marchiati a fuoco per poter riconoscere a quale compratore appartenessero e tutti legati percorrevano gli ultimi 4 chilometri della loro vita in Africa. In questo percorso si fermavano ‘all’Albero dell’Oblio’ dove dovevano compiere 9 giri in senso orario attorno ad esso per dimenticare il loro passato e i loro affetti. La speranza era quella di svuotare le persone del proprio IO ottenendo delle macchine più che degli esseri umani. Successivamente venivano rinchiusi, incatenati e col morso alla bocca, in una ‘Camera Scura’ per settimane, a volte mesi, in modo da alienarsi a tal punto da perdere ogni energia di ribellione. Chi non superava tale prova veniva gettato nella fossa comune. Ora su quel terreno sorge il ‘Muro dei Lamenti’, così chiamato perché in quelle fosse veniva gettato anche chi, ancora vivo, non aveva abbastanza forze da superare il viaggio in mare. I fortunati che sopravvivevano arrivavano ‘all’Albero del Ritorno’. Anche qui il rituale era girare attorno all’albero in senso orario, ma solo 3 volte, e la promessa era che la loro anima sarebbe tornata libera in patria una volta aver lasciato le schiavizzate spoglie terrene. L’ultima tappa, la ‘Porta del Non Ritorno’ dove, tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII secolo, transitarono tra i 10-15 mila schiavi ogni anno, si affaccia proprio sull’oceano. Questo monumento commemorativo risulta davvero suggestivo, una porta che proietta in un altro mondo ed un altro tempo; oltrepassarla fa rivivere, evidentemente in piccolissima parte, gli stessi pensieri, angosce, paure e dolori di chi la varcava abbandonando ogni speranza. Attraversandola mi sono venuti i brividi, è stata un’esperienza mistica. Lasciata alle spalle la ‘Porta del Non Ritorno’, gli schiavi venivano caricati su scialuppe per portarli sulle navi. I più disperati si gettavano in acqua per annegare o cercavano di mangiarsi la lingua per soffocarsi e terminare quelle atrocità. Sui vascelli, gli uomini erano sdraiati faccia a terra perché non si ribellassero, le donne sdraiate sulla schiena per facilitare gli abusi sessuali. Quelle posizioni venivano mantenute per tutti e 3 i mesi di navigazione. Si ritiene che 15 milioni di schiavi abbiano raggiunto le Americhe, ma aggiungendo i suicidi, i morti per malattie, torture o fatiche, si può pensare che la tratta occidentale degli schiavi abbia coinvolto 30 MILIONI DI PERSONE. Dal porto di Ouidah partirono 2 milioni di individui, attestandosi come il secondo porto negriero d’Africa occidentale dopo quello in Angola.>

    Hévié, 28 Luglio 2013

    <Ultima Domenica! Sono in Africa da esattamente un mese e tra soli 3 giorni dovrò tornare in Italia.

Siamo in pieno Ramadan e, quand’è ora di preghiera, te ne accorgi subito: le strade si trasformano in luoghi di culto con centinaia di persone prostrate sul proprio stuoino a rendere omaggio.

Per avere l’ananas, vista nella classica esposizione impolverata al suolo, ho dovuto aspettare che la signora terminasse la sua liturgia. Ne è valsa la pena. L’ananas più buono mai mangiato, anzi il frutto in assoluto più buono che io abbia mai mangiato. Così dolce da sembrare finto, era come mangiare un dessert. Al primo morso è stata come un’esplosione in bocca, nulla a che vedere con il precedente ricordo. Ho provato una sensazione sublime, così gustoso da farmi entrare per qualche secondo in uno stato di estasi sensoriale. Avrei voluto non finisse mai. In più è stato servito in show cooking: la venditrice, con la mano sinistra sorreggeva il frutto sacro mentre con la mano destra sguainava un macete così affilato da poter radere la barba. Con 7/8 colpi rapidissimi e precisissimi ha sbucciato l’ananas. Con altri 4 colpi inferti l’ha affettata. Roba che, se provassi io, mi  amputerei una mano. Alla faccia degli insegnamenti di mia madre: “non si usa il coltello in direzione della mano”!! Già che c’ero, ho provato anche il cocco ma, non mangiano quello secco e duro che si vende sulle spiagge italiane, si mangia quando è ancora fresco. Prima si beve il latte di cocco che è ancora dentro alla noce, poi si raschia la poltiglia bianca ancora flaccida. Ad essere onesti il cocco mi ha fatto un po’ ribrezzo, diciamo che lo preferisco secco.

Questa sera siamo andati alla consegna delle pagelle. Ci siamo recati al complesso scolastico generale dove tramite un altoparlante hanno annunciato la promozione per i ragazzi di ben 10 scuole diverse. Solo i diplomati erano circa 3000. La situazione era davvero paradossale, una miriade di persone erano accalcate nel terreno adiacente all’istituto, tutti a cavallo della propria moto e rigorosamente al buio. Non mi spiegherò mai perché si ostinassero a tener acceso il motore facendo rumore e fumo. Senza illuminazione pubblica l’oscurità era totale, mi sembrava di essere in un film, una coltre di polvere e fumi di scarico densissima si alzava impedendomi di respirare. Questa nube veniva trafitta solo dai fari degli scooter che si incrociavano tra loro come un combattimento tra spade laser. Per un secondo mi è sembrato di essere in discoteca, immerso nel fumo di scena e luci stroboscopiche. La confusione era assurda, si sentiva a malapena l’altoparlante dal quale, tra l’altro, dicevano solo i nomi dei promossi; perciò, se non sentivi il tuo, e credetemi era molto probabile, temevi di essere bocciato. Ogni 20 minuti saltava il generatore dell’altoparlante e toccava attendere qualche minuto perché ripartisse. La tiritera è iniziata alle 17:00 e noi siamo andati via alle 22:00. Dei pazzi.

    Hévié, 31 Luglio 2013, ore 15:30

    <Valige fatte: è stata una vera impresa farci stare tutto ciò che ho comprato. Ho caricato anche canna da zucchero e succo di baobab, devono essere provati, la sola descrizione non gli rende giustizia.

All’inizio pensavo che un mese sarebbe stato troppo, ma in realtà è passato molto in fretta e ora non vorrei più partire. Si, mi mancano tanto la famiglia e gli amici, ma domani cavolo sarà la festa dell’Indipendenza. Chissà che figata, non oso neanche immaginare che festa, balli e musica per le strade a tutte le ore; da impazzire, è un vero peccato doverla perdere. Me ne vado senza rimpianti, soddisfatto di ciò che ho visto, fatto e vissuto. Non credo serva una conclusive, chiunque avrà voglia di leggere il mio diario farà le proprie riflessioni. Per quanto mi riguarda questo mese è stato totalizzante, mi ha cambiato nel profondo e lo porterò sempre dentro di me.>

    Aeroporto di Cotonou, ore 22:30

    <Sono in partenza. Chissà se, come si dice, mi verrà il ‘mal d’Africa’, una cosa è sicura: è stato tutto molto bello.>

Viaggiatore anonimo mosso dall’inesauribile necessità di vivere nuove esperienze. In quella che Bauman definisce Società Liquida, il Viandante scappa dall’incessante nichilismo cercando nel viaggio una nuova etica. Una passione che diventa urgenza, essenziale al sentirsi vivo. Errare, conoscere poi mutare.

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