Yovo per un mese: CAPITOLO 9

CAPITOLO 9: Il baobab del vudù

    Hévié, 10 Luglio 2013

    <Pensavo non sarebbe mai successo, ma le giornate hanno iniziato a volare.Negli ultimi due o tre giorni mi sono per lo più rilassato, approfondendo la conoscenza con i fratelli di Eusebe. Passiamo la gran parte del tempo giocando a biglie o Ludo. La sfida per la conquista delle piccole sfere preziose è sempre più accesa. Le regole si ispirano a quelle tradizionali delle bocce, ma con qualche complicazione in più. Ludo invece, adesso che ho capito le regole, mi ha preso la mano e la competizione è più sfrenata che mai. In Italia non credo sia tanto famoso o comunque io non lo conoscevo: è un antico gioco da tavola, qui ancora davvero molto popolare. La versione nata in Inghilterra a fine ‘800 si ispira all’originaria versione Indiana del Pachisi. Come ogni cosa viene venduto senza confezione, pedine e dadi vengono riposti nei bussolotti che una volta contenevano i rullini fotografici. Mi sono talmente appassionato che ne ho comprato uno per giocarci a casa.

Mi sono dato un po’ allo shopping e finalmente ho trovato un produttore di tamburi: ne ho comprato uno per 5000 Franchi (7,50 Euro). Non me lo aspettavo ma, essendo nuovo, la pelle ha ancora alcuni peli dell’animale e il venditore mi ha detto che solo suonando se ne andranno via del tutto. Chiederò ai miei nuovi amici di darmi qualche lezione: quando suonano loro è sempre una festa, riescono a creare un profondo clima ancestrale.

Ma soprattutto oggi sono stato al ‘baobab del Vudù’. Non sapevo cosa aspettarmi. Nonostante i ripetuti discorsi allarmistici sul Vudù, il mio innato scetticismo continuava a prevalere. Una volta arrivati ai piedi del maestoso albero, ci viene sbarrata la strada da due energumeni. Il tronco presentava una colossale spaccatura (dove potevano rifugiarsi comodamente una decina di persone) nella quale ardeva un falò. Quell’arbusto imponente era davvero abitato da una setta, o per lo meno era il loro covo. Non saprei dire cosa stavano combinando anche perché l’agitazione iniziava ad offuscarmi la mente. Hanno cominciato a guardare insistentemente la mia macchina fotografica e ci hanno accerchiati come squali. È stato davvero un sollievo poter sgasare a tutta velocità verso casa dopo avergli pagato qualche spicciolo come penale per essere entrati nel loro territorio. Da quel che mi è stato detto, sono degli idolatri che venerano quella pianta come solenne e praticano rituali con sacrifici non ben definiti. A mente lucida credo siano semplicemente dei balordi emarginati. Difatti, l’unica cosa che ho notato è che avevano tutti la sigaretta in bocca e, come ho potuto verificare, qui “solo i banditi fumano”. Paese che vai, sub-culture che trovi.

In fin dei conti però oggi è stata una giornata quasi tragica. Andando a comprare il tamburo abbiamo incrociato un corpo privo di sensi in mezzo alla strada: l sopracciglio sanguinava e la figura non dava segni di vita; era completamente abbandonato, l’unico riguardo erano i copertoni degli pneumatici messi attorno in cerchio come segnaletica. Il traffico continuava senza sosta sfrecciandogli accanto, chissà se era morto. Come se non bastasse, appena tornati, l’intera famiglia era in subbuglio: la sorella maggiore, cucinando la polenta, si è ustionata la mano scorticandosela letteralmente; mentre il marito di quest’ultima, fuori dalla sera prima, è rientrato con la faccia sfregiata a causa di una caduta in scooter. Le sfortune non vengono mai da sole.>

D’altronde, se dovessi descrivere l’Africa con poche parole, l’aggettivo pericolosa non potrebbe certo mancare. La strada, come ho più volte detto, è il luogo più rischioso dove regna l’anarchia più totale: ognuno pensa per se stesso, suonando con folle insistenza il clacson come fosse un urlo di dominanza. Si crea così un concerto impazzito di rumori assordanti e confusionari, senza comprendere che il segnale acustico perde il suo importante valore di avvertimento, se non dosato con parsimonia e cognizione di causa.

Non si tratta di semplice traffico selvaggio, ma di reale incoscienza. Non dimenticherò mai gli autobus, carichi di vite umane, che azzardavano sorpassi impossibili, fiancheggiando l’orlo del precipizio e rischiando frontali ad alta velocità. E non mi stupii quando oltrepassammo ben due corriere cappottate giù da una scarpata. Erano prese d’assalto da individui che le smantellavano per recuperare preziosi pezzi da riciclare su altri mezzi. In quell’incidente sono morte 8 persone, ma in quello volato giù dal ponte di Cotonou, ne sono morte più di 30. Follia. Solo dov’è assente emerge la reale importanza di un codice stradale e di un’educazione civica. 

Come se non bastasse, la sanità è una sorta di barzelletta. Geremì, un ragazzo molto simpatico del posto, a seguito di un incidente stradale, si è fratturato in più parti le gambe. Appena arrivato in ospedale i medici volevano amputarle entrambe: per fortuna si è opposto e oggi cammina alla perfezione. Non è andata ugualmente bene al fratello minore di Eusebe. Quando era piccolo è finito in ospedale per malaria; nel tentativo di guarirlo, gli hanno fatto una banale puntura al piede; ha sconfitto la malaria, ma oggi è irreversibilmente zoppo a causa di una lesione al tendine provocata da quella puntura mal eseguita. Come se non bastasse, andare in ospedale costa 5000 Franchi al giorno e davvero pochi possono permettersi le cure.

    <Meglio pensare positivo e concentrarsi sugli aspetti piacevoli. Ci siamo informati per il safari alla riserva naturale che c’è al nord. Il costo di noleggio furgone e benzina si aggira attorno ai 100 € a testa. Una cifra più che ragionevole ma, siccome Eusebe ci tiene giustamente a portare anche fratelli e nipoti, ci sono più varianti da calcolare. Oltre all’ulteriore prezzo del biglietto per l’ingresso al parco, il vero ostacolo sono i tre giorni che dovremmo spendere. Diventa un impegno ed una responsabilità portare via un’intera comitiva. Perciò la decisione finale, mio malgrado, è di dirottare la gita al molto più vicino zoo. Nulla di lontanamente paragonabile ma continuo a ripetermi che nella vita bisogna anche sapersi accontentare.

Domani si parte.>

Viaggiatore anonimo mosso dall’inesauribile necessità di vivere nuove esperienze. In quella che Bauman definisce Società Liquida, il Viandante scappa dall’incessante nichilismo cercando nel viaggio una nuova etica. Una passione che diventa urgenza, essenziale al sentirsi vivo. Errare, conoscere poi mutare.

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