COMEBACK KIDS – una rassegna per cui fare il tifo


Abbiamo incontrato Matteo Buriani, l’uomo che sta dietro al cineforum che da tempo si muove da un indirizzo all’altro della città. Cosa ci aspetterà questa volta? Vediamo.

Ciao Burio! So che il cineforum è un progetto che cammina da diversi anni. Agli albori come è stato? Ti sei svegliato una mattina, hai aperto gli occhi e detto “cineforum” come un Precog nella vasca, o c’è stato un percorso ragionato dietro alla nascita del progetto?

-In realtà ero troppo “piccolo” per avere un progetto (ma non per leggere Philip K. Dick!). Il primo cineforum idealmente lo abbiamo fatto al Liceo Scientifico io e il mio amico Michele Travagli. Avevamo tipo 17-18 anni, eravamo impazziti per “Clerks” di Kevin Smith e “Tutti Giù Per Terra” di Davide Ferrario, e volevamo farli vedere a tutti.

Eravamo riusciti a farci dare la sala col proiettore e avevamo portato un bel po’ di gente della scuola. Fu un momento di gloria. Fugace. È esploso il proiettore.

Un paio di anni dopo io e Michele siamo stati contattati da Giorgio Benini di Area Giovani che ci ha chiesto di proiettare lì dei film. Abbiamo iniziato con un sacco di capolavori della storia del cinema. Non veniva nessuno e allora ci guardavamo qualche stranissimo film d’importazione, che avevo comprato da un tipo losco che corrispondeva al nome di “Ombra” (immaginati due ragazzini di 19 anni con una specie di cinema a disposizione e delle vhs affascinanti e inquietanti). Poi abbiamo iniziato a proiettare dei film inediti e a girare come malati di mente per il centro di Ferrara distribuendo volantini. A quel punto il cineforum si è riempito.

Un riassunto delle essenziali tappe del cineforum nomade. C’è un ricordo che hai collezionato per ogni luogo?

Facciamo che dico la prima cosa che mi viene in mente in modo da autoindurmi all’errore, che per natura non sono mai nostalgico.
Area Giovani per me è l’accoppiata pizza e birra che consumavo da solo o con le persone a cui volevo (e a cui voglio ancora) bene, spesso al tramonto sui gradini di quel centro associativo, chiedendomi per quanto tempo ancora avrei potuto continuare a fare quelle cose.

Zuni mi fa pensare con una certa commozione alle cose che mi cucinava Irene o agli alcoolici che mi faceva provare Matte (i due gestori) e al fatto che non trovavo mai un momento in cui stare da solo a pensare a cosa dire prima del film, perchè in quel locale col tempo è andata a finire che conoscevo davvero un sacco di gente. Lì non pensavo mai al fatto che sarebbe finita, e invece purtroppo abbiamo perso il mio posto preferito a Ferrara.

Ma ci sono stati altri luoghi estemporanei del cineforum, nei quali ho usato il marchio per portare momentaneamente in trasferta il progetto. Ad esempio ho già fatto delle proiezioni nella stessa sala in cui è poi arrivata Officina Meca, che si accinge ad ospitarci. Me le avevano chieste i mediatori culturali. E un paio di volte sono tornato al Liceo Scientifico durante la giornata dell’assemblea d’istituto, per fare delle lezioni di cinema seguite da una proiezione. Ricordo benissimo i ragazzini di prima che mi rincorrono per l’istituto chiedendomi di riproiettare “Battle Royale” di Fukasaku, perché i compagni che erano in sala proiezioni gli avevano detto che era il film più bello che avessero mai visto.

Il luogo ed il contesto influenza la scelta dei film proposti? Influenza il tipo umano che si presenta alle proiezioni?

Ecco, direi no…e no. Quando il cineforum è nella sua sede ufficiale è giusto aspettarsi che tiri dritto per la sua strada. La ricetta è sempre quella perchè i risultati cambiano inevitabilmente a ogni proiezione: film inediti e recenti, scelti monitorando i festival del cinema indipendente e il cinema d’intrattenimento di continenti che faticano a far arrivare le loro opere nel nostro Paese. Credo che guardando il programma del cineforum che sta per iniziare gli spettatori che ci conoscono bene non possano che pensare “ah ok, è il cineforum di sempre…non sapremo minimamente cosa aspettarci da quello che vedremo”. Di conseguenza io provo sempre a fare appello di volta in volta alla categoria di spettatore che ho in mente per ogni singolo film, ma le cose non cambiano mai radicalmente: è un cineforum da cinefili (anche quelli che scoprono per la prima volta di essere dei cinefili proprio venendo a queste proiezioni).


L’identikit dell’utente medio si è modificato nel tempo?

Si, anche se questo sembra contraddire quanto ho detto precedentemente.

Mi spiego: io noto grandi differenze. Ad esempio non conosco più il pubblico! Inizialmente la rete sociale interna al cineforum era molto stretta, gli spettatori non mancavano nessuna proiezione ed erano ben presto diventati ottimi amici. Col tempo il pubblico è cresciuto ma soprattutto ogni settimana ho iniziato a vedere davanti a me tante persone diverse: venivano con gli amici ma anche da soli, curiosi di vedere qualcosa che fosse sempre un po’ una sorpresa.

Un’altra cosa che è cambiata molto nel tempo è il fatto che il pubblico del cineforum era diventato a chiara maggioranza femminile. Non posso fare previsioni sul futuro ma posso testimoniare che nel corso degli ultimi 20 anni, almeno dal mio punto di osservazione, le ragazze sono diventate più “mobili” dei ragazzi.

Convinci un potenziale cineforumista a spegnere Netflix e ad alzare il culo dal divano per venire alla proiezione di lunedì 25 febbraio.

Impossibile! La Proiezione a Sorpresa che abbiamo organizzato per inaugurare il nuovo cineforum è pensata per essere un fallimento, una sconfitta: invitare tante persone a partecipare, fare tutto il possibile per portare spettatori e ritrovarci in pochissimi o magari da solo. Altrimenti perchè mettere un film a sorpresa come primo film? Quale spettatore si fiderebbe mai?
Sai perchè la rassegna si chiama “Comeback Kids”? Perchè il comeback kid è quel personaggio che ha incassato una sconfitta, o è molto vicino a subirla, ma nel corso della trama (o della vita) riesce sempre a rialzarsi. Quindi sì, state a casa a guardare Netflix e lasciateci gustare la nostra sconfitta rituale, per poi riprenderci progressivamente con le successive proiezioni.

Se però tu mi puntassi una pistola alla testa, dicendomi di convincere a tutti i costi qualcuno, direi semplicemente che è un’esperienza da provare: magari andando sull’evento facebook, e provando a capire se gli indizi che stiamo pubblicando fanno accendere una lampadina. In fondo sono fotogrammi presi dal film. Quanto può essere difficile?

E poi ok, lo ammetto…è uno dei miei film preferiti di sempre, ed è un vero comeback kid: all’uscita la critica vi diceva di ignorarlo, ora vi consigliano di recuperarlo. Meglio di così…

La nuova rassegna ha un filo conduttore o hai messo i bigliettini di cento film in un cappello e preso un bambino bendato per il sorteggio?

Questo è un sospetto che in molti manifestano. Ogni volta che esce la locandina di una rassegna del cineforum.

Ovviamente no, non ce l’ha, avete perfettamente ragione. Guardo un sacco di film, ne scelgo alcuni che mi sono piaciuti molto, e poi comincio a impazzire per cercare di tenerli legati tematicamente. Però è sorprendente quanto sia stato facile in questo caso: l’idea era di suggerire sin dal titolo della rassegna che siamo tornati, ma a ben vedere ogni film in programma contiene in qualche modo il tema del comeback kid. E quando non lo contiene…beh, si tratta del grande ritorno di un regista i cui film precedenti sono stati amatissimi dal pubblico del cineforum.

Ci sarà Michele Rio?

Me lo chiedevano anche da Zuni. Rispondevo sempre di no, no, no, state tranquilli non verrà più.

Ehm…

Aspirazioni per il futuro?

Voglio desiderare che venga molta gente alla proiezione a sorpresa, ma rimanere delusissimo.

Voglio che la tripletta di film asiatici venga vista da un pubblico che di solito non guarda cinema asiatico (“perché è bello ma è lento e noioso”), perché questi non sono affatto come se li aspettano (incolpevolmente eh, in Italia escono spesso i film fatti per i festival occidentali…questi saranno un bello shock allora).

Voglio che gli spettatori portino alla proiezione di Eighth Grade i ragazzi e le ragazze di seconda e terza media (o prima superiore) che conoscono.

Voglio non dare nessunissimo indizio sul secondo film a sorpresa, quello Vietato ai Minori di “molto più che 18 anni”…e vedere chi si presenta.

Voglio vedere qualche occhio lucido dopo la proiezione di The Rider.

E voglio che la Proiezione Democratica per una volta fili liscia, senza produrre coppie che si lasciano e amicizie che finiscono. O forse no.


Allora ci siamo intesi. Ogni lunedì sera, alle ore 21.00 a Officina Meca, presso il Punto 189, V.le Cavour 189 (sotto il Grattacielo). Si parte lunedì 25 febbraio. Pronti, via.

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“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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