Da John Lennon a Rock Jerky

<Schitarrata di John Lennon in sottofondo> e via! Si parte! Rock and roll!

Correva l’ottobre del 1974 quando John Lennon, celebre cantante, frontman e compositore dei Beatles (era pleonastico dai, chi non conosce il buon vecchio John), pubblicava Wall and Bridges, il suo nono album da solista. Il disco cattura il cantante durante il suo periodo più “buio” (definito così da lui stesso per via della momentanea separazione da Yoko Ono).
Tra le canzoni che figurano in quell’album ne troviamo una, quella che interessa a noi in quest’oggi un po’ malinconico: Beef Jerky!

Viviamo un periodo inevitabilmente difficile, tante restrizioni e a volte poche, a volte troppe idee per svagarsi; ma, se anche a voi piace sperimentare in cucina, abbiamo quello che fa per voi: un comfort food (o snack) che puoi rosicchiare davanti alla tua serie preferita, mentre studi, mentre strimpelli qualche canzone o anche, se è il tuo caso, a lavoro.

Carne essiccata! E suo cugino, un po’ meno noto, ma che ha il suo perché: salmone essiccato!

Anche il vostro gatto, come il mio Bisi, si leccherà i baffi solo con l’odore (anche se eviterei, senza un presidio medico, o se non siete al 100%, di darglielo da mangiare).

“Beef Jerky”. Già dal nome penserete che sia un tipico snack da rocker stelle e strisce (difatti i marchi più noti che commercializzano questo alimento sono statunitensi) e invece vi sorprenderà scoprire che non nasce a nord del continente americano ma, nonostante le origini siano abbastanza remote, le prime testimonianze risulterebbero nel Sud del continente! In particolare sulle Ande, dove, prima dell’avvento dei colonizzatori spagnoli, vivevano gli Inca. Il termine “Jerky” viene dall’indiano “Quechua (si, come il marchio Decathlon) Charcui” che significa appunto “carne essiccata”; gli Inca appunto tendevano a conservare gli alimenti (come la carne di Lama) attraverso salatura ed essiccazione al sole!

Quando arriviamo al dunque insomma? Eccoci qua, adesso vi dirò come fare un “Beef Jerky” e un “Salmon Jerky” da dipendenza!

Innanzitutto le carni:

Per il salmone andrà benissimo un filetto fresco (badate voi alle quantità), se selvaggio, nonostante il prezzo sarà più elevato, anche il sapore cambierà in modo positivo (ma non è indispensabile).
Per la carne essiccata tradizionale tutti i siti consultati suggerivano la punta di petto (essendo più magra ci metterà meno tempo a disidratarsi), ma io per problemi di reperibilità ho usato una normale bistecca disossata.

Come si fa?

  1. Personalmente, come detto in precedenza, ho usato 250 grammi di bistecca disossata che ho tagliato a striscioline sottili.
  2. Prima di porla nel disidratatore (o in caso non l’aveste, nel forno), bisogna farla marinare in frigorifero per almeno 5/6 ore (in base al tempo di marinatura il sapore sarà più o meno intenso) con questi ingredienti (questa è semplicemente una versione tra le tante):
    ● 40/50 ml di salsa di soia
    ● 20/30 ml di salsa Worchester
    ● un cucchiaino di zucchero di canna
    ● un cucchiaino e mezzo da Tè di paprika affumicata (ho usato questa perché gli americani utilizzano una salsina che chiamano “Liquid smoke” che però è difficilmente reperibile)
    ● un cucchiaino di pepe nero
    ● un cucchiaino di paprika dolce
    ● mezzo cucchiaino di sale (non di più perché già la salsa di soia ne ha molto; la mia ne aveva meno per cui un pochino l’ho aggiunto).
    Poi a piacere potete aggiungere Cipolla in polvere, Aglio in polvere e, se volete una nota piccantina in più, qualche goccia di tabasco.
  3. Dopo la marinatura vi consiglio di dare una veloce e grossolana asciugatura (con della carta assorbente andrà benissimo) in modo che la carne non abbia liquidi in eccesso.
  4. Momento essiccatura! Questo dipenderà da tanti fattori, come ad esempio l’umidità della vostra cucina, dal tipo di carne; per cui durante il processo tenete sott’occhio il tutto almeno ogni ora (nelle prime tre ore) e poi ogni 20/30 minuti. Potete usare un essiccatore come ho fatto io (almeno 4 ore circa a 70°) oppure un forno, ponendo le fettine di carne su delle grigliette, avendo l’accortezza di mantenere il forno leggermente aperto (a vasistas) a 75 gradi Celsius circa (sarebbe meglio se ventilato) per 3 ore per ogni lato.
  5. Rock’n’roll! Non vi resta che godere!

Per il salmone:
Gli ingredienti sono esattamente gli stessi! L’unica cosa che io ho cambiato è stata la temperatura, per preservare il più possibile i grassi Omega3 del
pesce. Infatti ho preferito (con l’essiccatore) mantenere i 60 gradi centigradi allungando ovviamente i tempi (4 ore e mezza/5 almeno).

Come avrete letto, sono ricette per le quali occorre un po’ di tempo, ma che sanno ripagare gli sforzi con tanta carica e gusto! Mi raccomando, sperimentate!

Alla prossima, fate i bravi!

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Nato sul fiume Arno, a Montevarchi (AR) si trasferisce da piccolissimo nella Maremma Grossetana dove passa 13 anni in cui affina il suo amore per la natura e per la poesia. Si trasferisce poi a Ferrara, mantenendo però vivo quel senso di appartenenza a un'altra realtà, quella della natura incontaminata. Vive alla ricerca di se stesso e di qualcosa da raccontare.

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