CONOSCI L’ARTIGIANO: ANNALISA FORMAGGI

Entrare nella bottega di Annalisa Formaggi, artigiana (da “arte”, fondamentale per rientrare nella definizione, è la produzione tramite il lavoro manuale senza lavorazione in serie, svolta generalmente in una bottega e a guardare le sue manine non ci si capacita di quanto talento sudino) è partecipare ad una seduta di cromoterapia.

Il suo sorriso onesto e i suoi occhi pieni di stelle cadenti già assegnate a un desiderio, accolgono in una bottega piena di storie da raccontare. Sono storie le cui parole sono segni grafici, colori sapientemente accostati, stampe uniche su stoffa che diventa accessorio, pietre dure e oggetti d’arredo. Ognuno di questi oggetti è un piccolo viaggio incluso nel biglietto immaginario obliterato in quest’accogliente stazione all’ombra della Cattedrale, al civico 45 di via Adelardi, dove i bagagli sono la creatività, l’empatia, la curiosità sana che trasforma l’ingegno in tecnica, che crea un oggetto da portare a casa che ha il sapore di una cartolina d’ora in avanti appesa a un pannello di sughero sul muro della nostra quotidianità.

Laureata in Illustrazione e Fumetto all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, da sei anni solleva la saracinesca della sua amata bottega Libellule in mongolfiera“.

Quali sono le sfide di un’artigiana oggi?

“Quelle con sé stesso, nel senso che personalmente ho bisogno costante di cambiamento per assecondare la mia crescita personale, e cerco di cambiare spesso anche la tecnica che utilizzo in fase creativa, soprattutto quando disegno. È importante non soffermarsi con staticità sulle cose, si rischia l’anacronismo rispetto i tempi veloci che segue il mondo, sforzandosi e superando la sfida dei propri limiti per essere al passo dei tempi e dei gusti delle persone. La sfida è riuscire ad aderire al cambiamento.”

Consiglieresti questo lavoro a tua figlia o a tuo figlio?

“Mi calo nei miei di panni di figlia. La mia famiglia mi ha sempre sostenuta e lasciata libera di percorrere la mia strada, ugualmente lascerei questa possibilità a lei o lui. E seppur consapevole di tutte le difficoltà, io amo tanto il mio lavoro e mi rende una persona felice, quindi assolutamente sì, lo consiglierei!”

Qual’è stata la tua più interessante e/o soddisfacente esperienza professionale?

“Ogni giorno si rivela un’esperienza unica che si rinnova instancabile, ogni giorno è fonte di soddisfazioni. Sono ormai sei anni che sono qui, proprio questa è la più grande soddisfazione!”

Quando è nata la tua passione? E quando hai poi cominciato a fare questo lavoro?

“La mia passione primaria è disegnare, ed è nata con me, e disegnavo su qualunque cosa.

Ho sempre avuto fin da piccolissima una passione per tutto ciò che riguardava il mondo della creatività, dell’illustrazione, dell’arte, motivo per il quale con il tempo ho sentito la necessità d’iniziare a fare bijoux ed accessori in tessuto, mi piace creare e ho bisogno di scoprire cose nuove. Ho cominciato a fare questo lavoro dopo la laurea conseguita in Illustrazione e Fumetto. Io in questo lavoro mi ci sono buttata perché mi si è presentata l’occasione di entrare in questa bottega e potermi esprimere, ragionando “o la va o la spacca” adesso posso dire che va, e mi auguro di aggiungere alle già numerose soddisfazioni umane ed emotive, anche quelle legate ad una sempre maggiore stabilità e progettualità.”

Il tipo di lavoro richiesto è cambiato nel tempo? E i clienti?

“Si, il lavoro richiesto è cambiato perché sono cambiata io. Le mie opere sono cambiate molto, quello che vede il cliente è sempre diverso, conseguentemente anche ciò che chiede il cliente è diverso.

In più ho una clientela maggiore rispetto al periodo iniziale, già questo differenzia la richiesta. La mia utenza è variegata: c’è chi entra e si affida perché ha fiducia nel mio lavoro, e chi ha esigenze specifiche da soddisfare. Per me è fondamentale che non esista un target, non esiste una fascia di clienti a cui mi rivolgo, e la mia speranza è che entri il bambino accompagnato dalla sua nonna per un regalo alla sua mamma o il ragazzo che dà soddisfazione facendo il complimento al mio artigianato e che è entrato perché non sa magari cosa ma sa per certo  che la fidanzata ama ciò che creo io, da li capiamo insieme cosa può fare al suo caso. È la maggiore varietà di scambi possibili insomma che plasma il cambiamento.”


Quale cura impieghi nella scelta cromatica giusta per ogni tua creazione? Che percentuale occupa il colore nella comunicazione finale?

“Una percentuale molto alta, soprattutto quando mi occupo dei bijoux, li sono capace d’impiegare davvero moltissimo tempo finché non c’è piena soddisfazione per l’armonia cromatica raggiunta, facendo e disfacendo un lavoro più e più volte. I colori devono proprio essere “quelli giusti”. A me capita spesso di scegliere i colori che tendo ad abbinare sempre allo stesso modo, tanto apprezzo e mi appagano determinate unioni. Devo quindi poi sforzarmi di uscire dai miei schemi, anche per evitare di obbligare i colori alla mia comunicazione soggettiva, e lasciarli così più liberi di esprimersi da soli, senza forzare troppo.”

Qual’è l’ostacolo maggiore per immaginare con una sicura serenità un lontano futuro lavorativo?

“L’ostacolo è molto “terra-terra”. Bisogna investire molto, nel senso personale ma anche in un senso più concreto, tra  tasse da pagare, materiale da comprare, e tutto ciò che satellita attorno ad un’attività commerciale. Penso sia l’unico ostacolo davanti alla creatività, che nasce libera.Questo è un ostacolo che può bloccarla, e non consentirle di essere sempre messa in pratica proprio per le regole del “sistema” in cui un’attività è inserita.”

Annalisa mi spiega con passione quale sia per lei la linea di confine labile che separa l’identificazione in artigiana rispetto a quella dell’artista, figura più libera di fare ciò che desidera, mentre l’artigiano deve vivere del suo lavoro e di ciò che vende, deve creare un prodotto più immediato, una tazza, un accessorio o un oggetto di decoro nel suo caso, non una realtà astratta come può essere quella rappresentata da un quadro. L’oggetto può essere utile o solo esponente del Bello, chi entra lo fa con l’idea di poter comprare, da qui il lavoro dell’artigiano che rende riconoscibile il “bello” e l'”unico” come immediatamente acquistabile.

" Venditrice di vestiti colorati, deve sempre stare attenta al tono di voce tropo alto e alla naturale propensione alla gaffe tragicomica. Curiosissima e logorroica, ama profondamente il mare e le si velano regolarmente gli occhi di commozione ogni volta che assiste al blocco del traffico per creare il corridoio di passaggio all'ambulanza."

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