CONOSCI L’ARTIGIANO: RICCARDO BIAVATI

Riccardo Biavati, nato a Ferrara il 14 Febbraio 1950, è ceramista da oltre trent’anni e si occupa di curare la direzione artistica della Bottega delle Stelle. Lo incontro nel suo studio di via Brasavola 28 per una chiacchierata e mi trovo in uno spazio che per qualsiasi artista appare come un piccolo angolo di paradiso: un luogo dove la creatività ha casa e dimora fissa. Riccardo è chiaramente un innamorato della ceramica. Ne parla con dimestichezza e evidente passione, tanto da farmi quasi invidiare l’amore che ha trovato in questa forma d’arte. Alla fine della nostra chiacchierata, quando esco dal suo studio (dopo aver capito come aprire la porta ed il cancelletto non con poche difficoltà), mi sento ispirata, più leggera, arricchita.

Quali sono le difficoltà che incontra oggi nel suo mestiere, considerato il mercato globale e la tendenza a comprare oggetti tutti uguali ad un prezzo molto basso?

Le difficoltà ci sono, è innegabile e ci sono per diverse ragioni. Il gusto medio delle persone non è sempre adeguato ad approcciarsi alla nostra produzione però c’è anche un altro problema di una crisi legata agli acquisti. La bottega delle Stelle ha una produzione di pezzo unico legato alla galleria ma anche una produzione distribuita nei negozi e quindi legata al commercio. I negozi dove sono distribuiti i nostri pezzi nelle città d’arte, Venezia, Roma, Firenze, ci riferiscono una contrazione degli acquisti. Poi ci sono difficoltà legate ai costi di produzione, dall’energia elettrica carissima per alimentare i forni o il costo della manodopera che è molto alto. Chi lavora in modo regolare nel nostro settore, che è un settore di nicchia, incontra difficoltà. Ci si impegna e facciamo del nostro per resistere e capire se quest’onda di crisi che sta coinvolgendo non sono l’Italia ma tutto il globo possa passare.

Qual è la clientela che acquista i vostri prodotti? Nel corso degli anni è cambiata?

C’è una differenza sostanziale ecco, a Ferrara ad esempio abbiamo una vendita ormai ridotta, nel senso che noi vendiamo bene nelle città d’arte ed il nostro cliente è soprattutto straniero. A Ferrara non essendo una città di grande flussi turistici ed essendo il nostro showroom un po’ fuori, nel senso che Vignatagliata non è sicuramente centralissima o facilmente individuabile, abbiamo una vendita limitata. Ci salviamo perché siamo presenti nelle città d’arte, non so se sia per una conoscenza della ceramica maggiore, ma vediamo dai nostri resoconti che i pezzi più importanti vanno all’estero. Probabilmente anche perché il turista quando viene in Italia, quando va all’estero, come poi facciamo anche noi quando andiamo all’estero, dedica una parte del suo budget per portare a casa una cosa, io li chiamo “oggetti ricordo” ma non avrei paura nemmeno a definirli souvenir. Si tratta di un prodotto da fascia d’età media, anche per via dei costi, perché essendo noi distributori l’oggetto viene venduto ad un prezzo che contiene anche tutti i costi relativi al rivenditore quindi non sono oggetti che costino poco ecco e sicuramente una persona giovane avrebbe più difficoltà ad acquistarli. Naturalmente sono tutti pezzi unici, con una mole di lavoro non indifferente alle proprie spalle.

Sceglierebbe di consigliare questo mestiere alle generazioni più giovani?

Non è un lavoro per grandi numeri questo. Non c’è in Italia una richiesta tale di professionalità legate alla ceramica come c’erano molti anni fa. Anche nei licei d’arte la sezione ceramica è molto calata negli anni, il che vuol dire che c’è una richiesta da parte dei giovani di altre situazioni. La ceramica è fatta per pochi, ma sono anche poche le possibilità lavorative. Anche nelle città famose per la ceramica, come Faenza, molti laboratori hanno chiuso quindi si sono ridotte le possibilità lavorative. Sicuramente un ricambio di ceramisti ci vuole, ma sono pochi. C’è una crisi di vocazione anche, le scuole si adeguano alle richieste dei giovani. Adesso il numero limitato di giovani che si avvicinano alla ceramica hanno bisogno di competenza molto diverse da quelle di un artigiano o ceramista di 30, 40 anni fa: intanto la conoscenza assoluta della lingua straniera, considerato che adesso abbiamo a disposizione il mondo intero, grazie alla rete e quindi i rapporti si sono sicuramente dilatati; magari meno manualità rispetto magari al bel disegno di 50 anni fa, ma più capacità di relazionarsi e uso dei media. Certamente adesso il giovane ceramista ha dei mezzi molto interessanti e quindi si può approcciare al mondo. Però è una professione per innamorati, non è divulgata dai canali mediatici in modo corretto o esaustivo. Si sa poco della ceramica, si pensa che sia la tazza che si rompe e che poi posso ricomprare… in realtà è un mondo molto complesso e vastissimo ma per innamorati, per pochi innamorati anche perchè è una professione totalizzante, per come la vedo io. Anche per via dei processi stessi della ceramica che sono così dilatati nel tempo… è proprio un lavoro per innamorati. I risultati economici non sono assolutamente immediati. Se sono molto giovane devo inserirmi nel mercato ed avere il tempo di costruire una produzione, tempo che è costoso perché il laboratorio di un ceramista è costoso, serve il luogo adatto, i forni, la materia prima… le fiere di settore sono carissime. Quindi un giovane ceramista cosa fa? Faccio un tirocinio in un laboratorio, se lo si trova, o magari vado all’estero, che forse è meglio.

C’è più produzione all’estero di ceramica rispetto all’Italia?

Secondo me si. C’è un approccio diverso alla ceramica. C’è una cultura della ceramica importante, anche nel Nord Europa ma anche in Spagna o in America. In America ad esempio c’è una comunità di ceramisti sviluppatissima sin dagli anni 60. Fuori dall’Italia c’è un mondo molto sviluppato, ma anche in Italia ecco, ci sono personaggi molto importanti che stanno facendo la storia dell’arte della ceramica e che gravitano attorno agli istituti d’arte. All’estero hanno delle gallerie dedicate alla ceramica, in Italia non ci sono molte gallerie e negozi specializzati nella ceramica, pochissime gallerie specifiche sulle ceramica e questo + un peccato e scoraggia, perché dove espongo? Dove faccio vedere il mio lavoro?

A proposito della presenza di poche gallerie, poche botteghe, è una professione questa che si vede fare a lungo? Ci sono ostacoli in questo futuro che potrebbero interromperla?

Certo ci sono degli ostacoli, a partire proprio da ciò di cui parlavamo anche prima, anche legati alla distribuzione. Un giovane che esce da un liceo artistico deve avere le conoscenze in storia dell’arte, metodologia, progettazione per una nuova ceramica che sia contemporanea, non quella legata ai modelli del ‘500. Deve vendere il suo mondo, la propria creatività e lì non c’è limite. Non a caso parlavo di un innamorato prima, perchè un innamorato fa di tutto per seguire il suo amore, non pensa al futuro, se io sono un innamorato della ceramica vado avanti, non penso allo stipendio fisso, mi devo costruire una mia rete distributiva. Perchè il mio oggetto deve essere acquistato? Che caratteristiche ha? Insomma, si deve fare concorrenza a ceramiche tutto sommato anche speso dignitose che magari costano 2, 3 o 4 euro, che non sono nemmeno brutte: è una concorrenza spietata. La gente poi magari non sa capire la differenza. Che tipo di ceramica faccio poi? Il mondo della ceramica è molto variegato rispetto ad altri mondi, ci sono mille modi di fare ceramica. c’è una gamma vastissima.. c’è il vasaio, ci sono artisti che fanno ceramica per la moda, accessori.. è molto articolato il mondo della ceramica.

A proposito di ceramica unica, qual è il contributo emotivo che può dare un pezzo del genere nella casa di una persona?

Ovviamente quando una persona viene nel mio studio e chiede di un pezzo e lo acquista e lo porta a casa, questo è il massimo della soddisfazione che si può avere, perchè stai portando un oggetto nella casa di una persona che lo accompagnerà probabilmente per tutta la vità e anche magari oltre ed è una grandissima soddisfazione. Si tratta di un’emozione condivisa, che magari vuol dire anche avere una cultura di base condivisa. A me la ceramica piace proprio, mi piace l’oggetto, mi piace toccarlo.. anche lo spazio dello studio che è un po’ come un laboratorio alchemico.. mi piace anche che ci sia una fase non razionale della faccenda, nelle scelte che ognuno di noi fa.

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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