DAL MONDO SERIALE: ORANGE IS THE NEW BLACK

Donne ch’avete intelletto d’amore

   Arancio e nero, dentro e fuori, carcere e libertà sono soltanto alcuni dei motivi duali presenti in Orange Is The New Black (OITNB), la straordinaria Serie Tv che, dopo sette Stagioni, è giunta alla fine. La protagonista, Piper Chapman è un tributo alla binarietà: è bisex, è dei Gemelli, ama la doccia e la vasca da bagno, ma c’è di più, Piper sembrerebbe essere la classica borghese, per usare un linguaggio rétro, o una easy radical chic, usando un linguaggio denigratorio come se si trattasse di appestati. Eppure (appartenenze di genere socio-culturale ed economico a parte) il suo treno prende il binario per il penitenziario di Litchfield.

   Inizia così già dalla sigla di testa, segnata dall’idonea musica d’apertura, il viaggio in una delle galere più desiderabili del mondo seriale. Chi dei fanatici e delle fanatiche innamorate di questa Serie Tv non ha desiderato, almeno per un attimo, di far parte di quella comunità di detenute? Poi, guardando i  documentari girati nelle nostre di patrie e di galere, passa la voglia di farsi arrestare al di qua delle nuvole, al di qua della pura finzione. 

C’è chi l’abbonamento a Netflix lo ha fatto sulla spinta di OITNB e moltissimi sono gli spunti che la serie offre per delle analisi critiche accurate.

    Le patrie galere di Orange sono belle, belle perché è bella la fotografia, bella la luce, belle le donne che vi soggiornano. Belle perché sono donne di polso ed hanno intelletto d’amore. Nella letteratura medievale l’amore non era un affare di cuore, la sua collocazione fisica passava per i polsi e i polsi tremavano così come ora batte forte il cuore in petto. Proprio i polsi, infatti, sono le parti che, nel momento dell’arresto, vengono bloccati con le manette. Così l’amore, la vita, costretta a stazionare, trova nuovi modi per essere e manifestarsi.

    Al di là del glamour e della spartizione del mondo lesbo-fanatico in pro-Piper e pro-Alex, OITNB mostra una varietà di personaggi con i quali è facile l’identificazione: chi per un verso, chi per un altro, tutti, anche i più villani, hanno un lato, una parte, di umanità. 

   I ritratti in primissimo piano inquadrati nei titoli di testa rimarcano il motivo della frammentazione. I visi non sono mai per intero, come se fosse impossibile avere una visione completa dell’essere umano. La stessa frammentazione di quelle vite che stazionano a Litchfield è data nella ricostruzione delle vite delle protagoniste attraverso dei flashback  e da questi il tragitto verso la galera. Occhi e naso, bocca e mento, visi dimezzati con tagli orizzontali, sui quali scorrono le note di You’ve got time cantata da Regina Spektor, sono di vere detenute così come OITNB è ispirata all’autobiografia di Piper Kerman (Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison) arrestata per riciclaggio di denaro sporco.

   Orange implica il genere (soprattutto umano, ma il clou è la gallina-mito) e, soprattutto un codice binario che da subito e sempre più, episodio dopo episodio, va a definire una moltitudine di binari, come in una stazione ferroviaria. Dove e quando le detenute hanno preso quel treno destinato a quella stazione che è il carcere? 

   Stazionare è la parola chiave di Orange che, come ogni struttura sociale chiusa (anche là dove può sembrare aperta, come ad esempio un qualsivoglia luogo di lavoro o studio a struttura piramidale) ha dei propri meccanismi e regolamenti duri da scardinare, eppure si può.

   La Stagione 5, per esempio, sceneggiata da autori innamorati della Serie, è infatti la prova tangibile che il sistema potrebbe essere sottoposto a delle revisioni, volendo. In essa i ruoli e i giochi di potere sono in un continuo scambio tra carcerieri e detenute. Ma i giochi veri si fanno sempre altrove, dietro le quinte certamente, ma dietro le quinte in alto… Il volto del potere se può essere individuato nel mai menzionato Trump (nonostante la sua presenza sia preponderante nella Stagione 7) è, a ben vedere, nell’insieme delle parti. 

Ognuno è parte in causa del trumpismo, – così come in Italia del salvinismo e il suo Rosario della Madonna (cfr. in Netflix  la mini docuserie The Family) – delle patrie e delle galere, dei generi e dei sottogeneri e soprattutto ognuno è parte di questo variegato e frammentario, mai visibile completamente, mai inquadrato del tutto, genere umano che staziona sì in Orange ma che ha binari e treni che vanno e vengono da ovunque. 

   Se la finzione nasce e si riproduce seguendo stilemi della realtà in Orange la stessa è ri-destinata concretamente al reale, con la The Poussey Washington Fund

https://www.crowdrise.com/o/en/campaign/pwf

La raccolta fondi pensata da Taystee nell’ultima Stagione è l’eredità effettiva della Serie. Mediante il fare al di là della fiction, è possibile mettere in opera un miglioramento al sistema aiutando alcune associazioni che si battono per la riforma della giustizia penale e per i diritti degli immigrati. 

   Orange testimonia positivamente una profonda connessione evolutiva tra mondi reali e seriali, da Piper Kerman alla Serie Tv, passando per l’autobiografia, e dalla Serie Tv al Poussey Wahington Fund affinché le stazioni della vita siano luoghi migliori e le donne, e gli uomini,  abbiano ancora e ancora intelletto d’amore. 

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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