LA BALLATA DI RED BAKER

L’urgenza di Robert Ward e del suo romanzo

“Rimasi lì parecchio col cuore che batteva,
pensando a come fosse possibile che un uomo
fosse convinto di credere in certe cose,
ma poi scivolasse un po’ qua e un po’ là,
e alla fine si ritrovasse a sembrare lo stesso,
senza invece essere più nemmeno un uomo.
Solo un bugiardo,
e questo significa che non sei niente.”

-Robert Ward-

Baltimora è una gabbia, una condanna. Una sola frase, breve e concisa, può sintetizzare un romanzo?
Prendiamo ad esame una canzone: il cantautore crea una storia e prova a concentrare le vicende in pochi intensi minuti. La musica spesso risponde ad un’urgenza, quella di arrivare nel più breve tempo possibile al fruitore. A risultato acquisito, gli ascoltatori potranno dirsi o meno soddisfatti dell’esito, trarne un messaggio o, quantomeno, assimilarne le atmosfere. Giusto il tempo di una sigaretta (questo è da vedere).
Un romanzo invece necessita di più tempo. L’autore non vuole lasciare nulla al caso: vuole tenervi incollati al libro, rendervi parte della sua opera fintanto che non l’avrete conclusa. Occorre prendere contatto con i personaggi, con i luoghi e con le situazioni. Solo allora potrete raggiungere il significato nascosto tra le pagine.
Dico tutto questo non per sminuire la musica rispetto alla letteratura – sono il primo ad ammettere che abbiamo bisogno di entrambe indistintamente – ma per sottolineare alcune sottili somiglianze tra canzone e libro.
Io sono Red Baker (Barney Edizioni, 2014) ne è un prezioso esempio, il suo autore Robert Ward realizza un vero e proprio connubio tra l’urgenza di una canzone e la necessità di estenderne il messaggio alla forma letteraria. Una ballata di 346 pagine durante la quale sarà difficile distogliere lo sguardo dalla narrazione, nemmeno per il tempo di una sigaretta.

È il 1983. Red Baker è un cittadino qualunque di Baltimora, sull’orlo del precipizio. Perde il lavoro in fabbrica, la fiducia della famiglia e degli amici fino a smarrire se stesso, una spirale che lo divora piano piano senza lasciargli scampo. La vita di Red è una caduta libera, non conosce appigli, la si può accostare indubbiamente ad una barca alla deriva in attesa dell’inesorabile tempesta che la farà affondare. I personaggi che ruotano attorno al protagonista sono come i pesi di una bilancia, ognuno riveste un ruolo fondamentale nella vicenda: generazioni di sfortunati e di sbandati si intrecciano e si confondono, non esiste più giusto e sbagliato. Tante pedine di un gioco che nessuno di loro può comandare, nient’altro che illustri sconosciuti con la capacità di influire positivamente o negativamente sul cammino di Red: una spogliarellista scambiata per un angelo sarà per il protagonista il sogno di libertà tanto vicino quanto lontano, un reduce di guerra costretto all’accattonaggio che Red accosta alla sua vita futura in caso di sconfitta, la moglie e il figlio di Baker che sembrano essere la sola ancora di salvezza in una città corrotta e allo sbando.
Sullo sfondo Baltimora, una città che soffre, un agglomerato spettrale nel bel mezzo di una crisi che non risparmia nessuno. In questa lunga ballata sono la neve e (soprattutto) il Wild Turkey ad occupare prepotentemente la scena. La città diventa così una gabbia senza via di scampo in cui il buio domina e la speranza altro non è che un salto nel vuoto. Gli abitanti sembrano stregati, inermi, condannati a restare e a guardare la società che velocemente collassa.
Così Baltimora non è più una città ma una proiezione spaventosa di ciò che potrebbe capitare in ogni angolo degli Stati Uniti e non solo. Noi ne stiamo alla larga, ci sentiamo migliori e preparati alle difficoltà. Ma lo siamo davvero?
Sulle orme di Steinbeck, Robert Ward rivendica la scena con durezza, le sue parole, che tanto ricordano una ballata di Spreengsteen o Dylan, generano ansia e frustrazione. Ogni pagina è un pugno in faccia, un realtà maledettamente avverabile che metterà a nudo le debolezze dell’uomo.
Viene voglia di gridare all’ingiustizia, di strappare le pagine dalla rabbia.
E invece eccoci qua, totalmente coinvolti dalle pagine di questo romanzo, con la sigaretta tra le mani e la speranza che tutto questo possa avere un lieto fine, con il miraggio che l’autore ci regali uno spiraglio di luce alla fine dell’oscurità e salvi il suo personaggio dall’oblio. Resterete incollati a questo libro fino alla sua conclusione e vi affezionerete ai suoi protagonisti perché alla fine non sono tanto diversi da noi.

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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