LA FISICA SALVAVITA


Raggi X: chi ha idea di cosa si sta parlando?

In fin dei conti, se non sai cosa siano, rimani in linea con l’origine del nome stesso. X, come la famosa incognita pluriusata nel mondo scientifico, é arrivata pure ad occupare parte dei messaggi informali solamente per la svogliatezza di scrivere un così lungo e noioso “per”. Quindi… Tutti sanno almeno cosa sia X. Allora partiamo da qui! 

X sta proprio ad indicare che, quando Roentgen li scoprì nel 1895, non si aveva idea di che raggi fossero. E allora perché non chiamarli raggi “qualcosa che non so”? Beh…  X è sicuramente più intrigante. Ma quindi cosa sono? E perché tutta questa digressione come indicatore di importanza? Questi cari raggi sono anche chiamati fotoni X, le cosiddette particelle della luce a noi (ahimè) invisibili. Ed è proprio grazie a Roentgen che si deve la prima Roentgrafia, quella che noi oggi conosciamo come radiografia.

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Allora cosa c’entra la fisica? Non si tratta di medicina? Io vado in ospedale, per fare una radiografia, non in un laboratorio! Certamente. Ma quello strano macchinario che ti permette di ottenere quelle singolari fotografie in bianco e nero, a chi deve il proprio funzionamento?  Proprio con Roentgen si iniziò a capire come questi fotoni venissero partoriti e come, sviluppando ciascuno il proprio carattere, chi più e chi meno energetico, riuscissero a stringere amicizia con la materia.

Prendi un tubo con un piccolo oggetto, il catodo, che possiede un carattere piuttosto scontroso. Esso accelera via questa carica negativa, l’elettrone, verso il suo amico, che invece è decisamente più positivo. Quest’ultimo, l’anodo, non vuol far andare troppo forti questi elettroni e cerca di frenarli. Mettiamo che gli elettroni, non contenti di essere decelerati, sbuffino un po’ e liberino energia: nascono così i nostri fotoni X. Questi fuoriescono dal tubo e, quatti quatti, penetrano nella materia che trovano di fronte a loro. Certo, in base alla densità del materiale che hanno deciso di scoprire, si comportano in modo diverso. Questi poveri fotoni vengono in parte assorbiti, ma sicuramente qualche bel furbetto riesce ad uscire con energia minore visto che deve fare qualche sforzo.

Ora proviamo a riallacciarci al discorso dei medici che tentano di capire se hai qualcosa di rotto o sei solo un lamentoso. I fotoni partoriti all’inizio fuoriescono dal tubo e vanno ad attraversare una parte del nostro corpo per poi imprimersi sulla lastra radiografica. Nel caso di tessuto osseo, a maggior densità, pochi fotoni si impegnano e vanno a lasciare sulla lastra una zona chiara. Al contrario, per tessuti molli avremo tanti fotoni che si spiattellano andando a formare zone scure. Otterremo dunque la ben nota radiografia che mostra il tuo scheletro in bianco su uno sfondo nero e da cui riceverai informazioni importanti sul tuo stato di salute.

Essere un po’ fisici, ma anche un po’ medici è decisamente una combo salvavita!

"Ho 24 anni e, per qualche causa oscura sono una studentessa di fisica. Mi sto specializzando in fisica applicata ai beni culturali, da qui il mio interesse all'arte e a tutto ciò che concerne la datazione, lo studio della composizione e delle tecniche di produzione dei reperti storici. Mi piace sperimentare cose nuove ed è per questo che ho iniziato a praticare danza aerea e danza del ventre. Sono sempre in ricerca di stimoli ed entusiasta di fronte nuove sfide che si propongono. Sicuramente le mie capacità culinarie sono migliori di quelle creative ma ce la metto tutta. Quando ho un obiettivo non demordo finché non lo raggiungo! "

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