Le (im)possibili geometrie di una realtà (im)possibile

Monument Valley (**** + )

Quattro stelle e quattro quarti! No, non è la stessa cosa di un cinque pieno, non vedetela come matematica: occorre stare al gioco, quando sparo queste quantità, e comunque la perfezione non esiste, specialmente nel divertimento videoludico o ci saremmo dovuti fermare a Snake. Esiste invece una prospettiva immaginaria nella quale, a tratti, il gioco ci sembra perfetto pur non potendo esserlo. E quando affermo ciò, vi anticipo, lo intendo letteralmente. Quattro più quattro quarti: cinque oppure quattro più uno: cinque, …una valutazione di cui non sarete mai certi. Il gioco è proprio lì, nello spazio intercorrente, dove la candida Ida è la sola rimasta capace di maneggiare le Sacre Geometrie, nuclei energetici che un tempo alimentavano la vita nella Valle dei Corvi e che risultano perduti lasciando un paesaggio disgregato di monumenti in stato d’abbandono e poche anime smarrite. Ci prodigheremo, Ida e noi, a riordinare le cose, ritrovare le Sacre Geometrie, ridisporle per recuperare la dignità sua, del suo popolo e far rifiorire così la Valle.

Tortuoso è il cammino

Se si vuole, la trama del gioco parla di una principessa bambina che riscatterà se stessa ed il suo regno da antiche colpe ereditate. E così affronteremo un puzzle game su e giù per torri, scaloni, ponti, porte e finestre per circa sessanta minuti e in stato di straordinario incanto visivo (dieci mesi di lavoro creativo, un’operazione economicamente rischiosissima per una casa indipendente come la Ustwo Games. Era il 2014). La trama è dunque narrazione di un percorso di penitenza, un percorso incantato, certo, ma anche tormentato. I livelli, non a caso, possono ricordare Casa di scale dell’artista olandese M. C. Escher o, peggio, le Carceri di G. B. Piranesi. Costruzioni ben disegnate ma impossibili, dove ciò che pare raggiungerci  contemporaneamente ci sfugge, illudendoci sulla sua composizione coerente. Eppure, in quella che appare una situazione angosciosa, il tutto è ricamato graficamente in uno stile che può ricordarci le Mille e una notte così come i costumi fiabeschi e geometrici del Cabaret Voltaire, culla del movimento Dada. Una favola a meno di 5,00€,  senza tempi morti né pubblicità.

Stare al gioco

Gli ideatori basano il gioco su una serie di promenade architettoniche progettate sullo studio della psicologia della forma (o Gestaltpsychologie), utilizzando figure geometriche la cui correttezza formale è in grado di suggerire molteplici percorsi interpretativi: sottili scherzi assonometrici, di sfondi e di linee che tradiscono la nostra percezione sfruttando l’innata supponenza del nostro molliccio calcolatore intracranico, sempre convinto di poter operare per il completamento di ciò che non coglie di questo garnde garnde modno. Scherzi geometrici, dunque, come il famoso cubo di Necker o il triangolo di Penrose (vedi immagine di copertina), abbondantemente impiegati nella Valle come tipologie costruttive magistralmente dissimulate o iconicamente esibite, a seconda dell’effetto desiderato (in ogni caso, monumentale!). Scherzi che non ci pesano, tutt’altro! Mai come in Monument Valley noi giocatori-osservatori-fruitori-alligatori (trova l’intruso) siamo chiamati a partecipare, a mettere in campo la nostra fallace comprensione del mondo e, addirittura, ad intervenire per il suo folle completamento! Viene dunque superato un passaggio fondamentale della cosiddetta fiction ovvero la momentanea accettazione dell’impossibile. Per capirci meglio, quella disattenzione voluta che ci fa dire “Wow!” quando Neo schiva i proiettili gettandosi all’indietro, anzichè farci dire “Ma che minch…??”.

Esserci, nel gioco

Non si tratta pertanto di partecipare all’inganno del gioco, di darlo temporaneamente per vero. Ne siamo realmente, autenticamente ingannati. Lo sguardo doppio, l’ambigua precisione alla quale partecipiamo attivamente, realizzando l’incoerente, saranno sempre presenti ad ogni passo di gameplay e di un azzeccatissimo design sonoro. Qui la misura fra ciò che è gioco e ciò che è reale colma la quinta ed ultima stella di valutazione dell’ultimo quarto quasi sempre mancante, quello della vera meraviglia. Non molto tempo fa un amico mi confessava che soltanto i videogiochi, oggi come oggi, ancora sembrano possedere margine per stupirlo; non la pittura, non il cinema né la musica [tanto spesso fritti misti in olio esausto o conferma del vecchio senso (valori passati, sacri?), ma nel verso negativo ovvero fintamente dissacrante]. Penso a Monument Valley e credo di averlo capito, ora: questo gioco sembra appartenere all’ultima, sola, arte viva.

Google Play Store: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.ustwo.monumentvalley&hl=it

iOS: https://apps.apple.com/it/app/monument-valley/id728293409

F.A.R. Fuori corso Annoiato Radicale. Tre iniziali dietro alle quali nascondo malamente una profonda passione per i libri, i gatti e le rime. Sogno di avere un giorno un biglietto da visita così intenso da conquistarci le donne. Unico difetto: non riconosco la separazione dei saperi. Segni particolari: mi piacciono tutti ma preferisco i pesci.

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