MINI METRO

Mini underground facts*


Mini Metro (****1/2)
Dirvi ‘Mini Metro’ è quasi tutto. Basterebbe parafrasare il titolo e avremmo una recensione per un buon giochino. Mi rimarrebbe ampio spazio per parlarvi d’altro – che ne so – della storia d’amore della mia vita, fra Primrose e Notting Hill. Questo è stato il mio (romantico) privato, e tale rimarrà.
Per voi comunque ho altre mini-storie londinesi, di morte, orsi, vecchi parrucconi e di rivolta.

Altarini e matitoni
Storie da East End, ai bordi delle cui stradine serventi casette rosse proletarie spuntavano altarini per commemorare qualche giovanissimo soldato, figlio del quartiere, ucciso durante l’intervento in Afghanistan voluto dal governo. Storie come questa sono poco note, se si resta intruppati tra gli impiegati del Capitale e ci si limita a sfuggirgli riemergendo fra i griffati matitoni delle Docklands. È oltre il Canary Wharf della rush hour, che occorre andare; verso il London City Airport, nelle zone multietniche in cui le mani sui cofani delle pattuglie sono frequenti quanto quelle alzate ad Allah dai credenti nella contingenza di non avere un luogo di preghiera all’uso.

Impacciati numeri da circo
Ci sono anche storie ridicole, come quella di un Boris Johnson che in quel 2010 era sindaco e tentava di interpretare, come Ignazio Marino a Roma, una svolta green a pedali in metropoli fatte di fretta dannata e vetustà. Mentre l’orso gironzolava col triciclo, i sindacati, ricordo, bloccarono il Tubo per un giorno e gli inavvertiti cittadini uscirono per le strade come turisti giapponesi, mappa alla mano e passetti perplessi, aggirandosi nel mondo-di-sopra deprivati dei riferimenti quotidiani da commuter.

Pugni e parrucco
Ma anche storie come la mattina in cui gli studenti universitari, in rivolta per il rincaro della loro retta a debito, assaltarono la Rolls Royce dei parrucconi Camilla e Carlo, i due convinti che i giovani li stessero acclamando; lei che per poco non prese un pugno. Capii cos’avevo intravisto il giorno dopo che ripetei il mio tragitto undeground, praticando, come esercizio di lingua, la lettura sistematica dell’Evening Standard che ne riportava notizia.

Il gioco, in conclusione
Cosa accomuna mai questi fatti tra loro?
Se, come me, siete della provincia è facile concludere “assolutamente niente”. Ma se avete avuto la fortuna di fare un viaggio in metro, in una qualsiasi metropoli del mondo (Roma, Parigi, New York, Tokyo,…), potreste anche concedermi il punto perché, da quando aprì nel lontano 1863 ad oggi che la metropolitana londinese totalizza il miliardo di viaggi annuo, ogni cosa in superficie è, laggiù, intimamente connessa.
Ogni buio cunicolo di una metropolitana è un collisore di biografie, un condotto pneumatico di posta umana, un teatrino improvvisato in formato tubolare. E voi, dovreste avere nel cuore prospettive abbastanza ampie per capire che, dietro ai quadratini e ai nastri colorati di Mini Metro, si nascondono morte, parrucconi, rivolte e tutto quel che rimane. Con una sola raccomandazione: mind the gap.

* il mio titolo è ispirato a London underground facts, di Stephen Halliday, edito dalla David&Charles Book 2009, legalmente dovuto e benevolemente richiamato.

Android – Google Play: https://play.google.com/store/apps/detailsid=nz.co.codepoint.minimetro&hl=it
iOS – Apple Store: https://apps.apple.com/us/app/mini-metro/id837860959

F.A.R. Fuori corso Annoiato Radicale. Tre iniziali dietro alle quali nascondo malamente una profonda passione per i libri, i gatti e le rime. Sogno di avere un giorno un biglietto da visita così intenso da conquistarci le donne. Unico difetto: non riconosco la separazione dei saperi. Segni particolari: mi piacciono tutti ma preferisco i pesci.

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