PERCHE’ VEDERE “OLTRE LA BUFERA”

Avevo pensato a ogni cosa: il treno, il noleggio della bici, la cena…

Chiaramente, in queste situazioni, quando pianifichi nel dettaglio, finisce sempre per andare tutto storto a effetto domino, a partire dal treno in ritardo, sino ad arrivare alla catena della bici che proprio non ne vuole
sapere di stare su, che a un certo punto poi ti rassegni e via che si cammina. Ma avevo un obiettivo e, proprio come in quella famosa pubblicità che per motivi di licenza forse è meglio non nomini, sembrava impossibile ma alla fine ce l’ho fatta. Ora, vi chiederete, qual era questo obiettivo per cui hai sfidato la meccanica ciclistica e i ciottoli delle strade del centro?
Dovevo (e sottolineo dovevo) vedere assolutamente ‘Oltre la bufera’, il nuovo film prodotto da Controluce e partito da un’idea di Stefano Muroni, con la regia di Marco Cassini.

Dovevo vederlo perché a suo tempo, quado uscì, ‘La notte non fa più paura’ (primo film di Stefano Muroni sul terremoto in Emilia) mi dimostrò che potevo apprezzare davvero anche il cinema italiano. Ci tengo a precisare che non sono una critica, né un’esperta di cinema, e che purtroppo la stragrande maggioranza dei film che posso considerare come miei ‘preferiti’ sono stranieri. Beh, ‘La notte non fa più paura’ era riuscito ad entrare tra quei film a discapito del suo budget ridotto e della produzione locale, anzi, forse un po’ proprio anche per quello. Sono rimasta talmente tanto colpita da questo primo piccolo capolavoro, che proprio non potevo perdermi il secondo.Cioè, non stava né in cielo né in terra, io quel film dovevo vederlo.

Alla fine l’ho visto. La sala è gremita di persone, molte delle quali giovani, il che fa sempre piacere, specie ad eventi di questo tipo e per la visione di film di questo genere. La signora seduta alle mie spalle loda Stefano a voce alta ‘Bravo, bravo, bravo, è proprio in gamba’ dice, dopo aver letto il dépliant che è stato distribuito all’ingresso della sala, in cui Stefano presenta non soltanto ‘Oltre la bufera’, ma anche sé stesso e i suoi numerosi e notevoli progetti nel mondo del cinema, della formazione cinematografica e teatrale.
Per farvi capire, Stefano è uno di quei giovani che credono nel potenziale del proprio territorio, che vogliono aiutare a rendere il luogo dove sono nati e cresciuti un luogo dove possano anche costruirsi una vita e non solo una rampa di lancio verso l’esterno. Stefano si impegna, come tutti i giovani come lui che vogliono creare qualcosa di più. Si impegna ed è appassionato e crede nel suo lavoro, che è un altro motivo per cui mi fa così piacere supportare questo film al suo debutto.

Ora, veniamo al film vero e proprio. La storia raccontata è quella degli ultimi anni di vita di Don Giovanni Minzoni, giovane prete di Argenta nei primi anni ’20 del secolo scorso che, in piena insorgenza fascista ebbe il coraggio e la forza di opporsi a quel regime di paura e obbedienza che andava via via affermandosi all’epoca. La fine di Don Minzoni non è, chiaramente e come potrete ben immaginare, delle più belle: il giovane prete fu ucciso la sera del 23 Agosto 1923 dalle camicie nere del paese. Si tratta di un film che fa memoria, un film per la memoria e di memoria; ma non è solo questo. È una pellicola che parla di un grande educatore della nostra storia, un film che parla dell’importanza del lavoro, della scuola, dell’educazione; un film che parla dell’importanza di un territorio compatto e deciso a resistere alla violenza; un film che rende protagonisti i giovani, sempre presenti sullo sfondo e sulle bocche dei personaggi, un protagonista attorno al quale verte in qualche modo grossa parte della trama e del conflitto nella storia raccontata; un film sulla nostra capacità intrinseca e universale di lasciare un segno nella storia (del mondo, come anche solo di un paese come Argenta); un film sul coraggio che necessariamente parte dagli adulti, ma che si attua e trova la sua realizzazione nei giovani.

Che dire, ‘Oltre la bufera’ è da vedere. È da vedere ancora di più oggi, in questo periodo, in questa situazione politica globale in cui il linguaggio dell’odio e la nascita di muri sembrano essere le soluzioni che ogni paese vuole adottare. Io, francamente, mi schiero con Don Minzoni e dico di no. Questo film dice ‘no’, esorta a ricordare e a creare nuova memoria con cognizione di ciò che è successo meno di un secolo fa, con cognizione di quei meccanismi che ancora oggi si ripetono e che hanno portato alla lotta di cui Don Minzoni è diventato il volto: la lotta contro l’intolleranza e la violenza.

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

Related Posts

Leave a Reply

My New Stories