Perché mancano i medici in un sistema nel quale i medici in realtà ci sono

Il 2 luglio scorso in tutta Italia si sono svolte le prove del concorso pubblico per accedere alle scuole di specializzazione mediche.

Un medico, già laureato in medicina e chirurgia e abilitato alla professione, per poter diventare specialista (cardiologo, pediatra, psichiatra, gastroenterologo, e via dicendo) deve infatti farsi altri quattro/cinque anni di studi. E fin qui tutto bene.

La scuola di specializzazione però non funziona come i precedenti sei anni: lezioni ed esami li si fanno, ma la parte preponderante è la formazione sul campo. Ogni mattina un leone si sveglia e corre, uno specializzando invece si sveglia e va in reparto a lavorare. Fa ambulatori, sala operatoria, giro visite, dipende.

Fa quello che in sua assenza dovrebbe fare uno specialista già formato e pagato (di più).

Lo specializzando è quindi pagato per imparare, perchè di fatto lo fa lavorando. Percepisce una borsa di studio dalla quale vanno scalate le tasse universitarie (e i contributi per la gestione separata INPS. E l’assicurazione professionale. E l’ENPAM. Ma come l’ENPAM non pagavate già l’INPS? Eh, lo so, che ci vuoi fare, siamo generosi, siamo fatti così).

Per questo motivo ogni anno vengono bandite un tot di borse di studio che vengono spartite tra le varie sedi universitarie e tra le varie branche (tot anestesisti, tot medici legali, tot pneumologi, tot ginecologi, e via così). I posti in scuola di specializzazione sono quindi limitati. Ok? Ci siamo? Bene, vado avanti.

Ma scusa, mi direte voi, ma il test d’ammissione non lo fate già a monte per entrare a Medicina?

Sì bèl, ma non te l’hanno mai detto i tuoi genitori che gli esami nella vita non finiscono mai? Ecco. Mai.

Diciamo che per iscriverti a Medicina c’è una selezione all’ingresso tipo Pineta, per entrare in Scuola di Specializzazione c’è una selezione tipo Berghain.

Ogni anno il numero di laureati in medicina, giovani virgulti col camice ben stirato, un paniere di buoni propositi e un’ottima predisposizione al dialogo col paziente ipocondriaco medio, supera di gran lunga il numero di posti che lo Stato mette a disposizione nelle varie specializzazioni.

Il motivo è lapalissiano: lo studente in medicina paga le tasse, lo specializzando paga sì le tasse, ma va pagato a sua volta.

Ma parliamo di numeri: nel 2018 i laureati in medicina che hanno concorso al test per le scuole di specialità sono stati 16.046. E le borse in palio quante erano? 6200.

Apperò, eh.

Prendo la calcolatrice, che per citare Joey Tribbiani a.k.a. il Dr. Ramoray “Sono un medico, non un matematico”.

Fanno 9.846. E indovinate un po’ cosa faranno questi 9846 baldi dottori l’anno successivo? Esatto, proveranno di nuovo il test insieme ai nuovi laureati.

Quindi ecco la situazione di quest’anno: in 18.773 hanno concorso per, aspetta, quanti posti?

Ah, boh.

O meglio: oggi, 28 luglio 2019, data in cui sto scrivendo questo articolo, so che le borse di studio bandite dal governo sono state 8.776.

Il giorno del test però, il 2 luglio, il numero esatto ancora non si sapeva. Un concorso pubblico impostato tipo una Mistery Box di quelli là.

“Il concorso di Schroedinger”, è stato rinominato.

Soprassediamo con mestizia per tornare al nucleo della questione: 8.776 posti per 18.773 aspiranti. Quanti ne rimarranno fuori? Calcolatrice dice: 9.997.

Siamo sempre lì.

Si parla quindi di IMBUTO FORMATIVO: in tanti si laureano, ma poi una parte si incaglia nella strettoia del concorso per anni e anni.

Adesso tenete a mente queste cose che mi sposto per un attimo da un’altra parte.

Da mesi si discute un po’ ovunque, dai TG a Vanity Fair dell’imminente carenza di specialisti che nel giro di qualche anno metterà in ginocchio il nostro fenomenale Sistema Sanitario Nazionale (non è sarcasmo, è fenomenale davvero e se non lo capite da soli andate e documentatevi).

Un enorme, davvero enorme, numero di medici è prossimo alla pensione. La spintarella della quota cento accelererà probabilmente il suono dell’inevitabilità e le schiere di giovani che possono fregiarsi del titolo di specialisti come abbiamo visto sopra non sono  così ben nutrite.

Le proiezioni al 2025 parlano di 16.700 medici mancanti negli ospedali italiani a cui si sommano 16.000 medici di medicina generale da rimpiazzare (dati ANAO).

Vi lascio un attimo di tempo per ripensare alla vostra ultima telefonata al CUP per prenotare una visita specialistica o all’ultima vostra attesa in Pronto Soccorso.

Fatto? Eh, lo so, dai, coraggio.

Ma vediamo un attimo come si sta muovendo il mondo della politica per evitare questo collasso preannunciato.

Il 9 luglio, una settimana dopo il concorso, è uscito il decreto con i posti definitivi nelle scuole di specializzazione e abbiamo visto esserci stato un aumento rispetto all’anno precedente. Bene.

Quante in più? 2.576. Vedete da voi che siamo ben lontani dalla risoluzione del problema.

Pochi giorni prima, il 27 giugno, il Ministro Bussetti ha firmato il Decreto per l’aumento dei posti al test d’ingresso a Medicina, passandoli da 9.779 a 11.568.

Figata no? Mancano i medici, eccovi i medici!

Ehm, no.

Quello che manca all’Italia non sono i medici, forza che ce la facciamo a capirlo. Di quelli ne abbiamo a migliaia, quasi 10.000, e tengono il camice appeso nell’armadio con l’antitarme e i sacchettini di lavanda nelle tasche, in attesa che vengano banditi più posti in specializzazione.

Quello che manca all’Italia sono gli SPECIALISTI.

Permettere ai giovani di diventarlo potrebbe essere un’idea migliore rispetto a quella di richiamare i vecchi medici pensionati, perchè sì, c’è anche questa ipotesi che si sta facendo largo per coprire i vuoti rimasti nelle corsie degli ospedali, ve lo dico.

Per risolvere il problema l’unica via praticabile è aumentare il numero delle borse di studio per accedere alle scuole di specializzazione.

Fine. Non ci sono alternative.

Il nostro Sistema Sanitario Nazionale è una delle cose più belle che abbiamo. Teniamocelo stretto.

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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