RACCONTARE STORIE E COME RACCONTARLE BENE

Un elogio al mondo del podcasting

A chi come me sia entrato in contatto con il mondo dei podcast attraverso il podcasting straniero devo dare una brutta notizia: ‘The Cut on Tuesday’, piccola gemma nata dal connubio tra Gimlet Media e The Cut, ha concluso le sue trasmissioni. La voce che ha portato i suoi ascoltatori attraverso storie e racconti di ogni genere, Molly Fischer, ha deciso di concentrarsi sulla scrittura e questo dicembre il podcast ha trovato la sua fine.
In caso non aveste idea di cosa io stia dicendo, vi consiglio prima di tutto di dare un ascolto a questo meraviglioso podcast in lingua inglese e, in secondo luogo, di continuare a leggere se volete capire il perché di questo articolo.

‘The Cut on Tuesday’ ha come obiettivo quello di raccontare storie vere in un connubio tra intervista e informazione. Quest’obiettivo è raggiunto egregiamente: Molly è un’abilissima intervistatrice e narratrice di storie, capace di trascinare e tenere stretta la sua audience per tutta la durata
di un episodio, incuriosendo e commuovendo gli ascoltatori. Non è facile riuscirci e farlo così bene, sono tanti i podcast a provarci e sono altrettanti quelli a non riuscire a farlo con lo stesso successo. Non so se passi quanto io sia dispiaciuta per la perdita di questo podcast: ogni settimana, il martedì, era il mio risveglio, la mia storia ‘del buongiorno’ se vogliamo, una storia che si rivelava sempre essere trattata con il giusto tatto e spirito e che a volte mi faceva commuovere per la sua bellezza o per la sua tristezza.

Da quando ho scoperto il mondo del podcasting non me ne sono più allontanata: da gemme quali ‘The Cut on Tuesday’ a popolari show come ‘My dad wrote a porno’, capace di farmi piangere dalle risate in treno sotto lo sguardo confuso degli altri passeggeri (in caso non conosciate nemmeno questo e voleste farvi due risate profonde, con lacrime e mal di pancia, vi consiglio di provarlo) o “Veleno”, chicca italiana testimone di uno storytelling che, come il lavoro di Molly Fischer, riesce meravigliosamente; o ancora ‘The Habitat’, altro capolavoro uscito da Gimlet Media e che è sicuramente tra i miei preferiti.

Come si fa a raccontare così bene? Come riescono questi creativi narratori a trasportarti in modo così eccellente all’interno di una storia? Come fanno a coinvolgere così tanto?
Se avete deciso di leggere questo articolo in cerca di una risposta mi spiace dirvi che non la troverete. Ciò che state leggendo è proprio una riflessione su questo tema, un’indagine investigativa se volete, proprio per capire come farlo e forse, un giorno, per poterlo mettere anche in pratica.
Ciò che, nella mia esperienza da ascoltatrice, ha sempre reso un podcast emozionante e brillante è l’equilibrio. Equilibrio tra cosa? Beh, equilibrio tra tutti gli elementi che compongono un podcast: dalla musica di sottofondo all’introduzione, dalla presenza di interviste alla voce stessa di chi racconta, dalla durata e dal tipo di informazione che viene trasmessa. Se ogni ingranaggio sonoro funziona a modo, stimola e porta avanti le altre componenti, il risultato non potrà che essere piacevole all’ascolto. Non sono
un’esperta, chiaramente, il mio punto di vista si basa semplicemente su ciò che ho ascoltato e sulle caratteristiche di questi, sulle mie emozioni in risposta a episodi su episodi di podcast che in alcuni casi ho dovuto abbandonare, proprio perché questo equilibro da me tanto ricercato nonera presente.

Ogni ascoltatore o ascoltatrice ha un tipo di podcast che predilige. C’è chi preferisce podcast di narrativa, chi preferisce podcast sull’attualità e vuole ascoltare notizie, chi invece vuole podcast d’opinione: io sono innamorata dei podcast che raccontano storie vere, di persone vere, dalle storie quotidiane a quelle particolari e specifiche che fanno meravigliare e stupire, storie di vita e di come questa può essere stravolta, storie d’amore, di maternità, storie sul lavoro e storie di amicizia. L’umanità in un podcast del genere è tutto: mi solleva e mi riempie il cuore, stimola la mia curiosità e il mio interesse verso le persone, anche in quei giorni dove proprio non sopporto l’umanità intera.
Quindi, come si faccia a raccontare storie e a farlo bene, rimane una domanda a cui non ho trovato risposta, una domanda a cui forse non troverò mai una risposta. Forse, in qualche modo, è anche meglio così, per non privarmi di quel magico momento in cui si trova la storia giusta e il podcast giusto a raccontarla, quel momento magico in cui fai una scoperta che ti accompagnerà sino alla sua fine.

Quindi, ‘The Cut on Tuesday’, ci rivediamo martedì prossimo: probabilmente ti riascolterò sino alla nausea anche dopo la tua conclusione.
Ah, se qualcuno di più ferrato sull’argomento dovesse avere una risposta a questa domanda, per favore,non esiti a farmelo sapere: dopotutto, sono pur sempre curiosa.

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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